Il mondo di Carlo

Golette, feluche, sciabecchi dalle vele gonfie di vento, che si avvicinano a riva, che da riva si stanno allontanando verso il mare aperto, dove nuove avventure prendono forma sotto un cielo popolato di dei sorridenti.
A chi gli chiede che cosa sia per lui la pittura, Carlo risponde che è un hobby, un modo per passare il tempo. Poi però aggiunge che è anche esercizio di riproduzione, che gli permette di studiare i pittori che più ama seguendo la traccia dei loro segni, delle loro pennellate. Uno dei suoi preferiti, De Pisis, il Marchesino, non finisce mai di stupirlo per quella sua essenzialità denotativa: con pochi tratti riesce a definire ambienti e figure.
Tra alzate di fiori carnosi, vasi traboccanti nature vive, fughe improvvise di glicini si celano strani esserini, non più libellule, non ancora foionchi; i dipinti dei pittori olandesi del XVII secolo sono soltanto il pretesto iniziale nella scelta di un tema, che diventa gioco.
Poi c’è il mare, che si ripropone dentro a un mondo esotico di Pratt, o nella costa rotonda di un Dufy, o nei porti nebbiosi di un Derain. E c’è un felino, rosso, a suo agio in ogni spazio e in ogni tempo: sui tetti di Parigi illuminati dalla luna, davanti a un castello, il suo, difeso da una milizia di soldatini rigorosamente di piombo, su una coperta blu ai piedi del Moulin de la Galette, imbarcato verso nuove avventure al fianco di Corto Maltese. E c’è Bologna, nella visione trasfigurata di San Francesco, nelle calde pietre di via Castiglione, nell’intimità di un portico che sa proteggere le confidenze di due anziane.
Carlo ha cominciato a disegnare e dipingere sui banchi di scuola e ha continuato da adulto, con rapidi bozzetti dei volti di allievi e colleghi durante gli esami di maturità. Lo ha fatto per divertimento su richiesta degli amici, creando grandi pannelli per le feste di quartiere. Ha ricominciato dopo l’insegnamento tra un giro in moto e una nottata di studio e scrittura. E ha ricominciato ancora, ritrovando il piacere del colore, che condivide con le persone che lo circondano, misurandosi ogni giorno con l’esercizio a lui carissimo della manualità.
Chiara Fattori





































































